Il microcemento in bagno può presentare fessurazioni, distacchi, infiltrazioni, macchie o usura quando il supporto, il sistema scelto, il progetto o l’esecuzione non rispondono alle condizioni d’uso. Prevenire questi problemi richiede di verificare il supporto, risolvere i raccordi e scegliere una soluzione adeguata per ogni zona.
Serve manodopera esperta o un esperto che vi dia una mano: ed è qui che interveniamo noi.
La continuità visiva, la varietà delle finiture e la possibilità di conservare determinati rivestimenti esistenti spiegano l’interesse per i bagni e servizi in microcemento. Ma una parete accanto al lavabo e il pavimento di una doccia non sono sottoposti alle stesse sollecitazioni. Inoltre, una superficie apparentemente solida non rivela lo stato degli strati sottostanti.
Sono Tomás Amat, architetto e CEO di TECNOCEMENTO®. Dal 2009, diciassette anni a risolvere problemi reali di posa. Questa esperienza ha un costo: abbiamo pagato per i nostri errori e abbiamo dovuto imparare da essi.
Qui sta uno dei nostri vantaggi: conosciamo difficoltà che la fotografia di un bagno finito non racconta. Abbiamo imparato a prestare attenzione a ciò che resta sotto, a chiedere prima di coprire e a riconoscere quando una soluzione ha bisogno di qualcosa di più di una buona finitura.
Per questo voglio parlare degli inconvenienti del microcemento con chiarezza. Spiegare cosa può andare storto, per quali ragioni e cosa dobbiamo verificare per ridurre il rischio. Chi sta pensando di ristrutturare il bagno ha bisogno di queste informazioni prima di scegliere un colore o accettare un preventivo.
Diciassette anni di esperienza non permettono di promettere che non ci saranno mai problemi. Ci permettono però di affrontare ogni lavoro con ciò che abbiamo imparato risolvendoli.

Da dove vengono gli inconvenienti del microcemento in bagno?
Per ottenere una buona finitura in microcemento e goderne per anni, ci sono quattro fattori fondamentali.
Il primo è il prodotto. In TECNOCEMENTO®, la qualità di ciò che fabbrichiamo è una nostra responsabilità: selezione delle materie prime, controllo della produzione e prove prestazionali. Questo lavoro permette di scegliere il sistema adeguato per ogni uso.
Il secondo è il posatore. Il suo mestiere, la cura e l’attenzione al dettaglio sono determinanti. Un lavoro ben eseguito comporta una responsabilità: preparare, rispettare i tempi, risolvere i raccordi e curare la finitura. Il risultato dipende anche dalla sensibilità e dal criterio di chi lavora il materiale.
Il terzo merita, secondo la nostra esperienza, la maggiore attenzione: i supporti portanti. Mi riferisco al supporto e agli strati che riceveranno la nostra applicazione. Il loro stato condiziona tutto ciò che realizzeremo sopra.
Una base deteriorata, instabile o preparata in modo insufficiente può compromettere l’insieme. Per questo dobbiamo sapere cosa c’è sotto, verificarne le condizioni e prepararlo adeguatamente prima di iniziare. Quella parte del lavoro resterà nascosta, ma richiede la stessa cura della superficie che vedremo alla fine.
Il quarto è l’uso. Un rivestimento continuo a basso spessore non è una pietra: gli abrasivi, gli urti, le tinture per capelli o i cosmetici lasciati asciugare sulla superficie e i prodotti non ammessi dal sigillante lasciano il segno. Chi sceglie il microcemento in bagno accetta un uso responsabile in cambio di continuità e design.
Le famigerate fessurazioni e i distacchi: perché compaiono
L’essenziale è applicare su una superficie resistente, stabile e asciutta. Che il supporto presenti inizialmente delle crepe non significa doverlo scartare: dobbiamo valutarne l’origine e ripararle adeguatamente prima di rivestire. Quando riceveranno la nostra applicazione, gli strati sottostanti devono essere ben aderenti e privi di difetti irrisolti, come fessurazioni, scrostature, distacchi o irregolarità importanti.
Le cause più frequenti delle fessurazioni sono il ritiro di una malta o di un massetto recente che non ha terminato di asciugare, i giunti del supporto non trattati — tra lastre di cartongesso, tra tramezzo e solaio, tra piastrellatura e massetto — e i movimenti differenziali tra materiali diversi sullo stesso piano. Chiudere una crepa attiva significa programmarne la ricomparsa.
Il distacco ha un’altra logica. Compare quando cede l’aderenza tra gli strati: supporto sfarinante o con residui di gesso, vernice o grasso; primer o ponte di adesione inadeguati per quel materiale; umidità trattenuta nella base che spinge dall’interno; oppure piastrellatura vecchia con elementi che già suonavano a vuoto. Si verifica prima, non dopo: battitura per individuare i vuoti, misurazione dell’umidità del supporto e prova di aderenza su una piccola zona. Sono tre verifiche che si eseguono in mezz’ora e aiutano a evitare di dover rifare il lavoro.
Per questo disponiamo di malte di riparazione, rasatura e livellamento, oltre ai consolidanti, la cui scelta e combinazione dipendono dallo stato del supporto. In TECNOCEMENTO® abbiamo sviluppato criteri propri per questa preparazione.
Non farti scoraggiare se il supporto non è in condizioni: riparalo come si deve!
Preparare bene i supporti portanti è una parte essenziale dell’applicazione. E, se ne hai bisogno, ti guideremo nelle verifiche e nella preparazione necessarie per il tuo supporto.
Si può applicare sulle piastrelle senza rimuoverle?
Conservare le piastrelle è una possibilità che va decisa dopo averne verificato lo stato e la compatibilità del sistema. L’espressione «applicazione diretta» è incompleta se fa pensare che basti rivestire la superficie così com’è.

Bisogna valutare l’aderenza degli elementi, le zone deteriorate, i giunti, i residui che possono interferire con l’adesione e la regolarità del piano. La preparazione dovrà rispondere a queste condizioni. Per questo non la consideriamo un’operazione identica in ogni bagno.
Vanno studiati anche i raccordi. Lo spessore della soluzione completa, inclusa la preparazione necessaria, influisce sul rapporto con porte, sanitari, box doccia e pavimenti adiacenti. Una cifra riferita soltanto al rivestimento finale non descrive l’intero intervento.
Evitare la rimozione della piastrellatura può ridurre alcuni lavori di demolizione. Questo vantaggio ha senso quando conservarla è tecnicamente adeguato. Se ci sono problemi che richiedono di accedere agli impianti o sostituire parti del supporto, mantenere tutte le piastrelle non dovrebbe diventare una condizione irremovibile.
Una proposta di ristrutturazione ben definita deve spiegare cosa si conserva, cosa si ripara e cosa resta escluso dal preventivo iniziale. Così il proprietario sa cosa sta commissionando e come verranno affrontati i difetti che emergeranno durante la preparazione. Lavorare sull’esistente diventa allora una decisione motivata.
Cosa richiede una doccia per prevenire le infiltrazioni?
Una doccia richiede di risolvere insieme la protezione dall’acqua, il deflusso e i raccordi. La scelta del rivestimento deve far parte di questa soluzione completa.

La prima domanda che proponiamo di chiarire riguarda la funzione di ogni componente: preparazione del supporto, impermeabilizzazione prevista, finitura e protezione superficiale. La composizione esatta dipende dal sistema. Non è rigoroso affermare che tutti i microcementi siano impermeabili di per sé, né escludere che una soluzione specifica integri questa funzione.
Un aspetto importante: i nostri prodotti e, in generale, i buoni microcementi rispondono molto bene alle umidità positive, quelle che vengono dall’alto verso il basso, come l’acqua della doccia sul rivestimento.
Nella nostra gamma, TECNOCEMENTO IMPER® è presentato come sistema per il rivestimento e l’impermeabilizzazione di pavimenti e pareti dei bagni, con applicazioni su piatti doccia, pareti adiacenti e lavabi. È un rivestimento di cemento e resine dello spessore di due o tre millimetri, protetto con il sigillante FORTE PLUS. Questa indicazione va sviluppata attraverso la documentazione relativa all’intervento, compresi i raccordi e le condizioni di messa in servizio.
Le umidità negative, invece, quelle che vengono dal basso verso l’alto a causa dell’umidità del terreno e di un supporto non ben impermeabilizzato, sono devastanti. Non c’è nulla da fare, a meno che quella superficie non riceva prima un trattamento specifico di barriera sul supporto: non basta una pittura bituminosa né una comune malta impermeabilizzante.
Lo scarico merita attenzione fin dal progetto. La sua posizione, il tipo di piletta e la geometria del pavimento devono consentire un deflusso adeguato. La pendenza va definita per quella configurazione; non può essere dedotta da una fotografia né risolta con una raccomandazione generica per tutte le docce. Un piatto senza pendenza sufficiente trattiene l’acqua, e l’acqua ristagnante è la prima causa di macchie e di degrado del sigillante.
Il nostro criterio è tra il 2 % e il 4 % di pendenza verso lo scarico. Al di sotto del 2 % l’acqua ristagna; al di sopra del 4 % si percepisce sotto i piedi. Questo dato si decide prima di formare il piatto, non dopo averlo rivestito.
La stessa attenzione richiedono le unioni tra pavimento e parete, gli angoli e i passaggi della rubinetteria. Sono punti in cui si incontrano materiali, piani e impianti. Bisogna conoscere la soluzione prevista e la sua compatibilità con il sistema, anche quando verranno installati successivamente un box doccia o i suoi fissaggi.
Un accorgimento: la parete, in muratura o in cartongesso, deve poggiare sopra il piatto doccia, mai di testa né dietro. Risolve molto più di quanto pensiamo.

Il mio consiglio sul piatto doccia
Non farei il piatto doccia in microcemento.
E lo dico avendo un prodotto adatto. IMPER è indicato per i piatti doccia. Ma il piatto è il punto in cui tutto si concentra: l’acqua può ristagnare, la pendenza comanda, lo scarico è una discontinuità e il sigillante è sottoposto all’uso quotidiano. È la zona del bagno in cui c’è meno margine di errore.
Se ciononostante lo vuoi in microcemento, realizzarlo significa accettare un uso responsabile: niente abrasivi, niente urti violenti, niente tinture lasciate a ristagnare e, soprattutto, una manutenzione ogni anno che dura un’ora e promette la felicità totale.
Quell’ora annuale è una condizione da conoscere prima di scegliere. Se non hai intenzione di eseguire questa manutenzione, il mio consiglio è realizzare il piatto con un altro materiale e utilizzare il microcemento nel resto del bagno.
I nostri sigillanti a base di vernice poliuretanica, a base acqua o solvente e applicati a rullo, migliorano le resistenze del prodotto. In particolare ne abbiamo uno davvero speciale: lo soprannominiamo «la meraviglia».
Scivola, si macchia, si consuma? Finitura e manutenzione
La resistenza allo scivolamento? Molto semplice: microsfere di vetro in proporzioni ottimali nei top coating. La nostra finitura con microsfere raggiunge la classe 3, secondo la classificazione riportata nel relativo rapporto di prova. Chiedi al posatore quel documento e verifica il metodo di prova, le condizioni e il sistema di finitura a cui si riferisce: il numero della classe, da solo, non basta a scegliere una superficie. Occorre inoltre verificare i requisiti applicabili all’uso e al luogo dell’intervento.
Le macchie? Risolte con la nostra finitura Plus Antimanchas, «la meraviglia». È l’ultima evoluzione della nostra vernice poliuretanica, con le massime proprietà di durezza, impermeabilizzazione e resistenza: monocomponente, senza solventi (100 % solidi), inodore e priva di composti organici volatili, con elevata resistenza chimica a prodotti domestici e abrasivi — vino rosso, olio, ketchup, frutti rossi, senape, caffè, alcol, candeggina, acido muriatico —, maggiore resistenza superficiale e minima variazione dell’estetica del Tecnocemento, con finitura opaca. Su IMPER, la pulizia ammette candeggina, ammoniaca e alcol, senza cere; questa compatibilità riguarda il sistema installato e non va estesa a un altro.
Si consuma? Ci consumeremo prima noi, e manca ancora molto tempo. L’usura impone di rapportare la scelta al passaggio e all’uso: un bagno di cortesia e il bagno principale di una famiglia non sono lo stesso caso.

Per lavabi e piani conviene precisare quali superfici verranno rivestite e quale contatto avranno con acqua o prodotti. Un fronte verticale, un piano d’appoggio e l’interno di un lavabo non vanno trattati come un’unica situazione solo perché condividono il colore: l’interno riceve acqua stagnante, sapone e calcare ogni giorno ed è la superficie che sollecita di più il sigillante.
C’è anche una decisione estetica. Il microcemento può mostrare sfumature e tracce proprie della sua finitura. Per questo consigliamo di esaminare un campione rappresentativo prima dei lavori e concordare quali variazioni siano accettabili. Confondere in seguito una caratteristica prevista con un difetto genera un disaccordo che si poteva evitare.
Il colore e il grado di brillantezza vanno scelti insieme alla texture, all’illuminazione e alle esigenze di pulizia. Così l’immagine del bagno risponde a una scelta consapevole, con aspettative condivise tra proprietà e posatore.

Manutenzione: un’ora di intervento non significa uso immediato
Un’ora di lavoro non significa poter utilizzare subito la doccia. Dopo il rinnovo della protezione bisogna rispettare il tempo di attesa previsto per il sigillante e per le condizioni di applicazione. Il posatore deve indicare separatamente la durata dell’intervento e quando la superficie può tornare a contatto con l’acqua.
La manutenzione e la messa in servizio devono seguire le indicazioni del sistema installato, e non solo nella doccia: anche su pareti, pavimenti, piani e lavabi. Non siamo abituati, ma come cambiamo filtri e olio dell’auto per farla durare di più, anche i pavimenti e gli elementi della casa hanno bisogno di manutenzione. Non esiste un termine unico per l’utilizzo né una periodicità universale di rinnovo del sigillante per tutti i microcementi; nelle zone con acqua diretta, il nostro criterio è la revisione annuale.
Alla consegna dei lavori vanno distinti l’asciugatura tra gli strati, la maturazione e le condizioni per tornare a utilizzare l’ambiente. Che una superficie sembri asciutta non permette di stabilire a vista quando possa ricevere acqua, pulizia o l’uso previsto.
Il calendario deve considerare questi tempi fin dal preventivo. Se si tratta dell’unico bagno di un’abitazione, sapere quando si potranno usare lavabo e doccia ha conseguenze pratiche. I tempi devono derivare dalla documentazione applicabile e considerare le condizioni reali di esecuzione.
Anche la pulizia richiede istruzioni precise. Il proprietario deve sapere quali prodotti può usare, come utilizzarli e quali non sono compatibili. Conviene consultare i nostri prodotti di manutenzione quando si sceglie la finitura; una raccomandazione generica che ignori la finitura selezionata non basta.
Per il sigillante è utile sapere quali segnali richiedano una verifica e chi debba valutare un intervento. Affermare che va riapplicato «ogni pochi anni» senza identificare il prodotto, l’uso e il suo stato crea un’aspettativa di manutenzione priva di fondamento.
Riteniamo che alla consegna vadano forniti il nome del sistema e della finitura, le istruzioni di cura e un contatto per eventuali problemi. Con queste informazioni, conservare la superficie non dipende più da consigli trovati per prodotti che potrebbero essere diversi.
Cosa verificare prima di scegliere il sistema e metterlo in servizio?
La scelta è ragionevole quando il supporto può essere preparato adeguatamente, esiste un sistema indicato per l’uso e sono definite l’esecuzione e la manutenzione.
Chi sceglie il microcemento per il suo aspetto e comprende che la piccola imperfezione fa parte del sistema sceglie un rivestimento pensato per durare, con la manutenzione prevista per il sistema applicato.
Prima di iniziare, si dovrebbe poter rispondere a cinque domande. Quale supporto verrà conservato e come verrà preparato. Come verranno risolte le zone esposte all’acqua, inclusa l’umidità che può risalire dal supporto. Quali prestazioni avrà ogni finitura. Quando si potrà utilizzare il bagno. E quali cure richiederà, con i prodotti ammessi e non ammessi indicati per iscritto.
Le risposte devono far parte della proposta, non restare in sospeso fino alla fine.
È opportuno concordare anche come verrà gestito un eventuale problema: chi lo esaminerà, quale documentazione verrà conservata e quale sarà l’ambito di un’eventuale riparazione. Non si tratta di dare per scontato che compariranno problemi, ma di definire le responsabilità di un intervento.
Una volta risolte queste condizioni, la continuità visiva e le possibilità di progetto possono essere valutate con criterio. La scelta dei colori del microcemento sarà allora una decisione integrata con il resto del bagno.
Per me, una ristrutturazione ben impostata inizia dal poter spiegare queste decisioni. È questa l’utilità dell’esperienza: trasformare i problemi che abbiamo via via risolto in un criterio più esigente per il lavoro successivo.
Tomás Amat, architetto e CEO · TECNOCEMENTO®